Articolo: Da Bach a Buscaglione il suono non ha confini

E’ appena uscito il libro “Parliamo di musica” del grande pianista jazz, Stefano Bollani, virtuoso della porta accanto che duetta con Grandi e Chailly. Piero Negri, La Stampa.it

 

 

A sei anni, Stefano Bollani voleva essere Adriano Celentano. Qualche tempo dopo, Fred Buscaglione. Poi scoprì Renato Carosone, e i conti iniziarono a tornare. Perché nel frattempo, su suggerimento del primissimo insegnante di musica («Ho cominciato picchiando su un tamburo insieme agli altri bambini»), aveva intrapreso lo studio del pianoforte. Carosone, che cantava e suonava, per il musicista ragazzino era un modello perfetto, era ciò che avrebbe voluto essere da grande.

Le cose sono andate un po’ diversamente, come molti sanno, e oggi Stefano Bollani, che lo scorso dicembre ha passato la boa dei quarant’anni, è il jazzista italiano più noto e amato, un eclettico capace di registrare dischi con – solo per stare agli ultimi anni – Enrico Rava e Chick Corea, la cantante pop Irene Grandi e l’orchestra del Gewandhaus di Lipsia diretta da Riccardo Chailly, con cui ha suonato Gershwin, Ravel, Stravinsky, Weill.

Una figura unica, la sua: Bollani è il virtuoso della porta accanto, che come noi ha ascoltato Puccini e Celentano, i Beatles e Elio e le Storie Tese (e molto altro in più, naturalmente) ed è la persona giusta a cui rivolgere l’invito, «Parliamo di musica», che è anche il titolo del suo nuovo libro, appena uscito da Mondadori.

«Me l’ha proposto l’editore – racconta lui – e devo ammettere che ho traccheggiato a lungo. Sapevo solo che il mio libro non avrebbe dovuto essere un’autobiografia e neppure una lezione di musica.

Dopo un po’ ci sono arrivato: ho capito che, molto semplicemente, avrei dovuto raccontare esperienze. Sono uno che ha scritto tanto, che scrive su tutto e che nei cassetti conserva molte cose non pubblicate e probabilmente non pubblicabili, ma questa volta non riuscivo a mettermi al lavoro.

Così ho registrato alcune lunghe conversazioni con Alberto Riva, le ho sbobinate e poi le ho quasi completamente riscritte. È un modo di operare un po’ anomalo, ma ha funzionato».

È possibile, anzi probabile, che fin dall’inizio Bollani si sia posto la domanda che è poi diventata il titolo di uno dei capitoli del libro: «Si può parlare di musica?» Una domanda semplice per la quale non esistono risposte semplici: «Addirittura – dice lui – non so se una risposta nemmeno esista, io almeno non ce l’ho e non l’ho trovata alla fine della stesura di questo libro.

E infatti esprimo più che altro un desiderio: smettiamo di parlare di tutto quello che è intorno alla musica, quando si parla di musica. Per pigrizia intellettuale, o perché mancano le parole per farlo. Credo che si debba andare per metafore usando le altre arti, senza dimenticare che la musica ragiona come la vita. Tutto qui: bisogna trattarla come se fosse vita».

Quello che manca in questo libro (per fortuna) è un’idea gerarchica dei linguaggi musicali, una classifica: nelle pagine di Bollani si passa velocemente da Puccini al musical, da John Coltrane a Bach, da Frank Zappa a Edgar Varèse (ma questa è facile, Zappa stesso parlava in continuazione di Varèse). È un modo di rapportarsi alla materia molto contemporaneo, molto digitale.

Qui Bollani denuncia, felicemente, i quarant’anni appena compiuti: «La musica – riflette lui – è uno dei campi in cui più si ama fare distinzioni. Io ho scelto di distinguere solo per gusto e per utilizzo. C’è la musica per ballare, quella per funerali e matrimoni, la musica per meditare, quella per pensare, e non è che la musica per ballare valga meno delle altre.

Certo, lo vedo anche su me stesso, ignorare i generi consolidati rende più difficile la comprensione altrui, e non posso certo pretendere che gli altri capiscano dove sto andando quando sono il primo a non saperlo. Ma, come diceva Vinícius de Moraes e come scrivo nel libro, la vita è l’arte dell’incontro. E pure la musica».

Bollani cita Il resto è rumore di Alex Ross (Bompiani) come miglior libro sulla musica che gli sia capitato di leggere, Ennio Flaiano come ispirazione nella scrittura («Mentre lavoravo al mio libro, per caso oppure no, l’ho letto moltissimo»).

I suoi maestri sono Enrico Rava e Chick Corea: «Rava – spiega – ha sempre avuto una fiducia assoluta nelle mie capacità. La prima sera che ho suonato con lui ho suonato meglio di quanto avessi mai suonato fino ad allora. E non è ancora finita.

Corea, invece, è un rarissimo caso di maestro di vita: a 71 anni lavora e vive di musica con la passione di sempre, senza perdere un minuto. In un mondo che rifiuta di invecchiare, lui invecchia ascoltando sempre il fanciullino pascoliano che è in lui. Il libro è dedicato a loro, ai modelli, ai maestri che la mia generazione fa così fatica a trovare».

Altri articoli dal nostro blog

Il 15 febbraio, il mondo si unisce per celebrare la XXIII Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile, un’occasione importante per sensibilizzare e …

Un gesto semplice, un grande sostegno! Il 15 ottobre è una data speciale che non possiamo lasciar passare inosservata. Questo giorno, Anapaca …

È da poco uscita la 4 stagione della serie che racconta le vite dei ragazzi di Moordale alle prese con la scoperta …

Affrontare le difficoltà durante il cancro Dal 2011 Ottobre è il mese dedicato a sensibilizzare sulla cultura del benessere psicologico: l’obiettivo è …

di Alberto Del Corno (ED. IPL, 2020) Nel dicembre 2004 ad Alberto Del Corno viene diagnosticato un tumore maligno alla tiroide. Dopo …

In questo ultimo periodo si è iniziato a parlare di una legge sull’oblio oncologico che il Governo italiano, assieme al contributo delle …

Lo stress può essere definito come una risposta psicofisica dell’organismo a eventi diversi che possono essere vissuti come eccessivi. Quando parliamo di …

La trama Giuliano (Marco Giallini) e Tommaso (Valerio Mastandrea) sono amici per la pelle da trent’anni. Il primo vive a Roma e …

Michela Murgia è una scrittrice, drammaturga, critica letteraria e blogger orgogliosamente sarda. Oltre alle sue opere, è conosciuta per essere una fervente …

Il racconto delle esperienze oncologiche come strumento di prevenzione «Ora riuscivo a guardare in faccia la paura e avevo imparato che a …

Da tempo in molti Paesi – come le europee Spagna e Islanda ma anche Giappone e Nuova Zelanda – si sta sperimentando …