Articolo: Giovinezza e malattia

Unica

Unica – Lo scambio.

            Con questo titolo la rete cinematografica  Netflix  (raggiungibile con internet qui),  presenta un drammatico racconto della vita di due giovani fidanzati i quali da tempo convivono nell’oceano di beatitudine dell’innamoramento. Felicità che si magnifica quando la giovane si accorge del nuovissimo e meraviglioso stato di donna incinta.

            Ma in lei, invece di un bebè, è presente una grave forma tumorale per la quale non si possono configurare speranze cliniche positive. La frana di tutto un mondo di sogni, speranze, armonie serene sommerge rudemente  i due fidanzati, mentre si profilano angoscianti prospettive di durissime terapie, amare quanto verosimilmente inutili.

            Soprattutto pesa alla giovane l’improvviso dissolversi della prevista unione con l’amatissimo compagno, la vita nella nuova casa coniugale vivificata da un figlioletto;  con  questo improvviso cataclisma  si profila inevitabile il tramonto della fantasticata vita con l’amato, insieme alla certezza che egli  patirà, quanto ora lei, di tutte quelle vitali mancanze, in più rimanendo col solo ricordo, un’immagine  che svanisce pian piano… senza l’appoggio dell’amore coniugale.

            L’ avvicendarsi di intollerabili pensieri e prospettive giunge a prostrare la donna, la quale perviene ad escogitare una serata con i molti amici per trovare … una nuova ragazza per il proprio fidanzato! Ma anche a cominciare a morire d’angoscia per  gelosia, una combinazione di sentimenti tutta deliziosamente femminile: la felice convivenza di una meravigliosa testimonianza d’amore e di una profonda e invincibile invidia.

            Il dramma trova una parvenza di catarsi in una scena deliziosa: passeggiando in coppia, il fidanzato intende il dramma che la ragazza sta vivendo e proprio sul lungomare s’inginocchia sul marciapiedi e le chiede di sposarlo al più presto. La catarsi si conclude qualche giorno prima del matrimonio: la ragazza si sdraia sul letto in una camera rischiarata da un lungo e candido abito da sposa, e in quella tenera luce chiude gli occhi.

            Se l’impianto strutturale e narrativo del film appare di stampo ottocentesco, il linguaggio in cui viene espresso è invece aggiornato e potrà risultare utile allo spettatore, ove questi provi qualche interesse per i problemi dell’assistenza ed eventualmente del volontariato. Infatti, infermieri, terapeuti, assistenti, compagni di sofferenza in ospedale e nei luoghi di terapia sono sempre realistici, ma veri amici colloquianti, sinceri e solidali.

Romano Fea –  22 marzo 2018

 

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