Di fronte alla malattia più temuta, il punto di osservazione di Marina Sozzi che ha vissuto direttamente questa esperienza e, contro stereotipi consolidati, ne scrive da anni con competenza e sensibilità.
Siamo persone o referti medici? Alcune ricerche hanno evidenziato che un medico ascolta i suoi pazienti senza interromperli, quando gli raccontano per la prima volta il loro malessere, per meno di venti secondi. L’oncologia italiana è di eccellente qualità dal punto di vista dei risultati clinici ma c’è molto da fare soprattutto per quanto riguarda l’attenzione globale per il paziente e per i suoi familiari, il suo coinvolgimento nelle decisioni, il sostegno psicologico e sociale. Non bastano i protocolli. Una diagnosi buttata lì senza attenzione per chi la riceve depriva il malato della sua umanità.
Il libro di Marina Sozzi aiuta a prendersi cura di se stessi in rapporto alla propria vita, ai familiari e al personale medico. La malattia non è un alieno e nemmeno un mostro, ma è parte di noi, non è una colpa averla e si può vincere solo in un contesto amichevole e appropriato. Contro ciarlatani e alternativi illusionisti, ma anche contro protocolli troppo rigidi e le logiche commerciali della ricerca farmaceutica, non sempre compatibili con la migliore prassi clinica e le tasche dei pazienti meno abbienti, Non sono il mio tumore accorcia le distanze tra malati e medici, nella consapevolezza che vivere la malattia e la morte dignitosamente è anche un modo per aiutare chi rimane.
Marina Sozzi è nata a Pavia nel 1960, si è laureata in Filosofia a Torino, e ha studiato a Parigi e alla Scuola Normale di Pisa. Ha lavorato come traduttrice e redattrice in varie case editrici, poi come insegnante, e infine, per molti anni, ha diretto la Fondazione Fabretti, dedicata allo studio dei temi della morte e del morire nella società contemporanea. Ha insegnato per cinque anni Tanatologia storica all’Università degli Studi di Torino. Formatrice, esperta di Terzo settore, si occupa di studiare l’esperienza della malattia e della fine della vita, e i rituali della morte e del lutto.
Dal 2012 tiene un blog dal titolo “Si può dire morte”. Con Chiarelettere ha già pubblicato Sia fatta la mia volontà. Ripensare la morte per cambiare la vita (2014), mentre con Laterza ha pubblicato Reinventare la morte. Introduzione alla tanatologia (2009).
