Articolo: Anche il ferro influenza la pressione

Uno studio francese suggerisce un legame tra eccessivo introito con l’alimentazione e rischio di ipertensione. Antonella Sparsoli su Corriere della Sera.it, marzo 2010

Un elevato introito del cosiddetto ferro non eme, che costituisce la totalità del ferro contenuto nei vegetali, sembrerebbe associato a un rischio minore di sviluppare ipertensione. Lo suggerisce uno studio francese pubblicato sulla rivista Journal of Nutrition. Per ridurre il rischio di diventare ipertesi potrebbe quindi essere utile consumare più frutta e verdura.

I ricercatori francesi hanno studiato la relazione tra l’introito di ferro eme (ferro bivalente) e non eme (trivalente), le variazioni di pressione nel tempo e l’incidenza dell’ipertensione. Nel complesso sono stati coinvolti quasi 3 mila partecipanti, seguiti per 5 anni. Sia all’inizio dello studio che al suo termine sono state prese informazioni sulla dieta quotidiana dei partecipanti in almeno tre occasioni nonché prelevati campioni di sangue per misurare i livelli di emoglobina e ferritina.

I dati raccolti mostrano che uno scarso introito di ferro non eme è associato a un aumento più marcato della pressione sistolica nel tempo. Al contrario un introito elevato di ferro non eme si è rivelato protettivo, riducendo del 37 per cento il rischio di sviluppare ipertensione. In sintesi i nuovi dati supporterebbero un possibile ruolo per un ridotto apporto di ferro non eme nello sviluppo dell’ipertensione.

Il ferro è un nutriente essenziale perché costituisce una parte fondamentale dell’emoglobina, la quale ha il compito di trasportare l’ossigeno nel sangue. Negli alimenti si trovano due diverse forme di ferro: ferro eme e ferro non eme. Il ferro eme che costituisce il 40% del ferro presente nella carne, nel pollame, e nel pesce, viene assorbito con più facilità dal corpo umano. Il ferro non-eme che costituisce il 60% del ferro presente nei tessuti animali, e la totalità del ferro presente nelle piante (frutta, verdura, cereali, noci), viene assorbito con più difficoltà.

In sintesi il ferro non-eme si trova sia nella carne che nei vegetali, ma mentre nella carne si trova anche ferro eme, nei vegetali è presente solo ferro non-eme. «È la prima volta che viene segnalata una possibile relazione tra introito di ferro e ipertensione – fa notare Giuseppe Fatati, presidente dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione -. Si tratti di una relazione curiosa che va confermata. Il possibile effetto protettivo sulla pressione di un elevato introito di ferro non eme potrebbe essere conseguenza di un elevato consumo di vegetali.

Va infatti tenuto presente che spesso chi segue un’alimentazione ricca di frutta e verdura ha anche uno stile di vita più salutare con ricadute positive su vari aspetti della salute, compresa la pressione». Ovviamente si tratta solo di un’ipotesi che potrebbe, però, servire da stimolo per non far mai mancare a tavola frutta e verdura.

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