Articolo: Fitness dance: ginnastica per sedentari

Parchi attrezzati all’aperto a Roma mentre per i giovani cresce la moda della sporting-dance. Addio mega palestre, crescono i piccoli centri con trainer per poche persone. Non è solo una moda: gli esercizi sono studiati per chi ha un regime di vita irregolare ma vuole anche divertirsi. Sara Ficocelli, Repubblica.it, settembre 2010

Nel 2008 in Italia c’erano più o meno ottomila palestre, quest’anno il numero è sceso a seimila: vuole sapere che fine hanno fatto le altre?”. Se lo chiede il medico sportivo Alessandro Lanzani, responsabile della Scuola di professione fitness di Milano, che da 25 anni forma istruttori.

“La tendenza è aprire piccoli centri di attività motoria – spiega – Non si tratta di palestre ma di studi di cento metri quadrati, con tre stanze e pochi macchinari. Ad aprirli sono i personal trainer che, invece di lavorare a casa del cliente o in grandi palestre, aprono un centro privato”.

Addio, dunque, ai maxi corsi da 50 persone con un solo istruttore: l’ultima tendenza del fitness è l’uno-a-uno o l’uno-a-pochi, con un costo che varia dai 15 (massimo cinque persone) ai 50 euro l’ora. Quello che prima era un lusso, avere un istruttore personale, è ora una possibilità per tutti.

I primi centri sono nati nel 2008: due anni fa erano 50, oggi sono 1.500. La ginnastica dunque è sempre più una cosa che si fa per prendersi cura di sé, più che per “scaricare lo stress”.

Lo conferma il successo del fitness metabolico, pensato per chi soffre appunto di sindrome metabolica, cioè il connubio tra vita sedentaria e cattiva nutrizione. La Toscana ha stanziato finanziamenti per i centri che fanno praticare “attività motoria adattata” e in Italia i personal trainer specializzati sono già duemila.

Ma prima di intraprendere questo percorso bisogna sottoporsi a una serie di test; in base ai risultati, i macchinari vengono bloccati a livelli di prudenza e il tapis roulant impostato per modificare la velocità in modo che il paziente mantenga i cento battiti cardiaci al minuto.

Un’accortezza necessaria se si pensa che, a livello agonistico, il numero dei morti per incidenti cardiovascolari è di uno ogni 300mila atleti, mentre a livello amatoriale il rapporto è di uno ogni 30mila. Altra tendenza è quella delle palestre all’aperto, una moda che ha preso piede sulle spiagge della riviera romagnola pochi anni fa e che ha conquistato anche la capitale. Sono due i centri a Roma.

Il primo al Parco regionale urbano del Pigneto ed è stato allestito dal Comune con cyclette e 11 attrezzi in acciaio zincato su strutture in cemento. Il secondo ha aperto due mesi fa al Parco di via Tieri, in zona La Storta. In entrambi si entra gratis, ma i minori di 14 anni devono essere accompagnati da un adulto.

Ci sono poi le tendenze più modaiole, come il burlesque fitness, pensato per aiutare le donne a ritrovare le armi di seduzione dimenticate, insegnandogli a muoversi alla Dita Von Teese e come, altra novità, la fitness-dance, arrivata quest’estate dal Brasile in molte palestre italiane.

La danza si chiama La Bomba ed è una miscela di afro, reggaeton, cumbia e techno-tango. Balli come questo o come Il Movida, nato con lo slogan “allena il tuo cuore anche a sorridere”, o Lo Zumba, un fitness-party che miscela ritmi latini, hanno conquistato in pochi mesi cinque milioni di persone in 75 Paesi diversi (dati del Rimini Wellness).

Attenzione però: “Non tutti possono permettersi di fare attività aerobica ad alto impatto – spiega il medico sportivo e osteopata Fabio Fanton – Chi soffre di patologie degenerative delle articolazioni, chi ha problemi di instabilità articolare, soffre di patologie reumatiche o cardiovascolari, non dovrebbe fare questo tipo di attività.

Ci sono istruttori – conclude – che lasciano che i clienti facciano step anche tutti i giorni: questo tipo di esercizio può provocare l’artrosi cervicale, se fatto senza criterio”.

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