Articolo: Guarire da una leucemia mieloide acuta

testimonianze

leucemia  Il percorso di Ernesto per guarire da una leucemia mieloide acuta è stato lungo e difficile, ma ora ha di nuovo la sua vita e i suoi sogni. Da Airc

 

Oggi sto bene e voglio diventare medico come le persone speciali che mi hanno aiutato a guarire.
Un giorno del 2009, quando avevo 16 anni, mi ritrovai al pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, la mia città. Mi era già capitato altre volte di sanguinare dal naso, ma quella volta l’episodio fu più serio del solito.

Dalle prime analisi i medici si accorsero subito che il numero delle mie piastrine era molto basso. Sospettavano un disturbo al midollo e così me ne prelevarono un po’ per fare altre analisi. Il risultato fu che soffrivo di una sindrome mielodisplastica, una malattia per cui il midollo non riesce più a produrre in numero sufficiente alcune linee cellulari del sangue, che si è poi evoluta in leucemia mieloide acuta.

Dovetti prendere armi e bagagli e trasferirmi a Pavia dal medico che mi ha curato, un uomo a cui devo molto, non solo perché con le sue cure mi ha aiutato a guarire, ma anche perché, nonostante la mia giovane età, non mi ha mai nascosto nulla, aiutandomi a essere realista senza però perdere la speranza.

Mi spiegò tutto, fin nei minimi dettagli, e mi disse che avevo bisogno di un trapianto di midollo; non sarebbe stato facile, ma insieme avevamo la possibilità di farcela. Così mi misero in attesa di un donatore di midollo compatibile.

Quando ripenso a quei giorni, mi torna in mente il volto dolce e forte di mia madre. È stata una roccia, si rendeva conto della gravità della situazione più di quanto facessi io, ma non ha mai smesso di sostenermi e darmi coraggio. Al trapianto arrivai, però, solo alla fine del 2010.

Nel frattempo dovetti subire altri due interventi per risolvere infezioni causate dal mio numero di globuli bianchi troppo basso: prima un grave infezione alla gamba sinistra e poi una fistola al coccige. Dopo essermi rimesso, ero pronto per l’intervento più importante: il trapianto di midollo.

Ci volle molta pazienza per superare il decorso post operatorio, ma alla fine tutto andò bene e ora eccomi qua, studente in medicina con la speranza di diventare un giorno un ortopedico o, magari, un ricercatore, per contribuire anch’io a cercare di salvare le vite di chi è malato di cancro come lo sono stato io.

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