Articolo: La mia psiche va su e giù

Daniela Condorelli su Donna,settembre 2010

“È come stare sulle montagne russe, sempre: un giorno sei in alto, ti senti pieno di energia, imbattibile. E quando meno te l’aspetti precipiti nel buio”. “Quando sei in una fase down non c’è nulla che ti dia soddisfazione, la stima è sotto zero, l’ideazione assente”.

“Poi tutto cambia all’improvviso: astenia e indifferenza si trasformano in un’incontrollabile voglia di fare e interagire”. “E quel che è peggio è che le persone intorno a te devono sempre tenerti d’occhio. Per loro non sei una colonna a cui appoggiarsi, ma un vaso delicato in bilico su un piedistallo: basta un soffio per cadere a pezzi”.

Sono parole di pazienti con disturbo bipolare che tentano di spiegare l’atrocità di una vita in altalena tra la paura di tutto e la percezione di essere al massimo. “È come camminare su una trave sospesa. Ci sono momenti in cui continui a cadere, altre in cui la percorri tutta di fila, con salti e capriole”.

Il disturbo bipolare colpisce tre persone su cento, eppure la maggior parte degli italiani non ne ha mai sentito parlare. È quanto emerge dall’indagine Mania e depressione: due facce della stessa medaglia realizzata da GfK Eurisko, che sottolinea le difficoltà di relazioni e di lavoro di chi soffre di questa malattia, tanto invalidante quanto sottovalutata.

Possono trascorrere anche dieci anni prima che sbalzi di umore inconciliabili con una quotidianità di relazioni e impegni vengano riconosciuti come patologici. In Italia, tra le associazioni di supporto ai pazienti e alle loro famiglie ci sono associazioneminerva.net; nessuno-perfetto.it e bipolari.it.

E per chi vuol capire più a fondo il disturbo bipolare, la casa editrice TEA, nella collana Storie vere, ha pubblicato i romanzi autobiografici di Kay Redfield Jamison, oggi psichiatra di fama mondiale, docente alla John Hopkins University di Baltimora.

Bambina emotiva, adolescente depressa e poi giovane donna vittima del disturbo maniaco-depressivo, per la Jamison studiare e comprendere la propria malattia è stata l’occasione della salvezza. Il suo volume Una mente inquieta apre uno squarcio nella disinformazione che ancora circonda questa malattia.

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