Articolo: L’omeopatia funziona?

Per qualcuno è priva di qualsiasi fondamento scientifico. Per altri i risultati sono inconfutabili. Claudia Bortolato su Donna, agosto 2010

Simonetta Bernardini, presidente della SIOMI, Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata, e Tutor del Master di Medicina Integrata, Università di Siena

L’accusa più frequente è la mancanza di prove scientifiche.

“Molti studi sono compiuti su piccoli gruppi di pazienti. Ma per due motivi essenziali: perché l’omeopatia, al contrario della medicina convenzionale, è estremamente individualizzata, e perché le sono preclusi gli strumenti indispensabili per produrre prove su vasta scala: l’accesso agli ospedali, al mondo accademico e ai fondi per la ricerca pubblica.

In ogni caso, è falso affermare l’assenza di letteratura scientifica: basta consultare una banca dati come PubMe (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/) per trovare migliaia di ricerche, realizzate in gran parte nei paesi dove l’omeopatia è sostenuta dalle istituzioni, come Stati Uniti, India, Brasile, Inghilterra”, dice Bernardini.

Secondo numerosi studi epidemiologici, l’omeopatia è sempre più richiesta dai pazienti con malattie croniche (patologie reumatiche, emicrania) e da chi è sottoposto a chemioterapia, con sensibili benefici, come conferma anche uno studio dell’Università Charitè di Berlino. “L’omeopatia offre un valido aiuto dove le cure convenzionali danno risposte insufficienti oppure hanno pesanti effetti collaterali. Per questo è importante promuovere un’alleanza tra le due medicine”.

E l’obiezione che i rimedi omeopatici siano “acqua fresca”?

“Le ricerche dimostrano che le microdosi delle sostanze, come quelle contenute nei medicinali omeopatici a bassa concentrazione molecolare (fino alla12 CH), stimolano la reazione di guarigione dell’organismo”. Sull’argomento c’è un dibattito internazionale pubblicato su Human and Experimental Toxicology (www.siomi.it/news).

 

No Gian Luigi Gessa, docente di Neuropsicofarmacologia, Università di Cagliari, e responsabile del Gruppo Italiano sullo Studio delle Dipendenze da Droghe e da Farmaci

Anche in Gran Bretagna, paese aperto alle medicine non convenzionali, un centinaio di scienziati della British Medical Association ha recentemente bollato l’omeopatia come “stregoneria” e chiesto di revocarne la rimborsabilità da parte del National Health System. “Secondo i sostenitori dell’omeopatia, la sostanza disciolta in acqua trasmette alla stessa una traccia indelebile, la sua “essenza” che persiste in tutte le diluizioni successive anche se non è più percepibile dai nostri sensi (o strumenti).

Ma dimenticano che alcuni decenni fa la prova della “memoria dell’acqua”, pubblicata su Nature, in realtà era il frutto di falsi esperimenti, smascherati da una commissione di scienziati che includeva anche il mago-prestigiatore James Randi”. Secondo i detrattori, paradossalmente la principale controindicazione dell’omeopatia è la sua stessa inefficacia perché, in sostanza, tutto ciò che viene somministrato non contiene nulla. Ribaltando il concetto, è lo stesso motivo per cui i rimedi omeopatici non possono essere dannosi.

Come si spiegano, allora, i successi di queste cure?

“Le malattie, soprattutto quelle trattate dall’omeopatia (raffreddori, cefalee), possono guarire spontaneamente. Quelle più importanti hanno frequentemente una ciclicità: il malato va dal medico quando i sintomi sono più acuti e quando questi regrediscono la persona ne attribuisce il merito al medicinale omeopatico. Spesso, poi, il rimedio alternativo è dato in associazione ad un farmaco ortodosso ed è quest’ultimo il possibile, vero responsabile della guarigione. I risultati dipendono dalla reazione individuale-mentale alla malattia e dalla relazione medico-paziente, come noto prioritaria nell’omeopatia”, conclude Gessa.

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