Articolo: Mariti di mogli ignote

Quale è stata l’influenza di Gemma Donati su Dante, di Helena su Cartesio, per non dire delle tantissime altre mogli di cui la storia tace? Umberto Eco, L’Espresso.it, agosto 2010

L’Enciclopedia delle donne (http://www.enciclopediadelledonne.it) registra un gran numero di donne, da Caterina da Siena a Tina Pica, tra le quali moltissime ingiustamente dimenticate; e d’altra parte sin dal 1690 Gilles Ménage nella sua storia delle donne filosofe ci parlava di Diotima la socratica, Arete la cirenaica, Nicarete la megarica, Iparchia la cinica, Teodora la peripatetica (nel senso filosofico del termine), Leonzia l’epicurea, Temistoclea la pitagorica, di cui sappiamo pochissimo.

È giusto che tante di costoro siano state sottratte ora all’oblio. Quello che manca è una enciclopedia delle mogli. Si dice che dietro a ogni grand’uomo ci sia una gran donna, a partire da Giustiniano e Teodora per arrivare, se volete, a Obama e Michelle (è curioso che non sia vero l’inverso, si vedano le due Elisabette d’Inghilterra); ma in generale delle mogli non si parla.

Dall’antichità classica in avanti più delle mogli contavano le amanti. Clara Schumann o Alma Mahler hanno fatto più notizia per le loro vicende extra o post matrimoniali. In fondo l’unica moglie che si cita sempre come tale è Santippe, e per parlarne male.

Mi è capitato tra le mani un testo di Pitigrilli, che infarciva le sue storie di citazioni erudite, sovente sbagliando i nomi (Yung invece di Jung, regolarmente) e più spesso ancora gli aneddoti, che andava a pescare in chissà quali effemeridi. In questa pagina ricorda il monito di San Paolo, “melius nubere quam uri”, sposatevi proprio se proprio non ce la fate più (ecco un buon consiglio per i preti pedofili) ma osserva che la maggior parte dei grandi, come Platone, Lucrezio, Virgilio, Orazio e altri, erano scapoli.

Ma non è vero, o almeno non del tutto. Per Platone va bene, da Diogene Laerzio sappiamo che scriveva solo epigrammi per giovanotti molto carini, anche se tra le sue discepole aveva preso due donne, Lastenia e Assiotea, e se diceva che l’uomo virtuoso deve prender moglie. Si vede che pesava su di lui il matrimonio mal riuscito di Socrate. Però Aristotele prima aveva sposato Pizia, e poi dopo la morte di lei si era unito a Erpillide, non si capisce bene se come moglie o come concubina, ma vivendo con lei more uxorio, a tal punto da ricordarla affettuosamente nel suo testamento – a parte il fatto che da lei aveva avuto Nicomaco, quello che ha poi dato il nome a una delle Etiche.

Orazio non ha mai avuto né moglie né figli, ma sospetto, dato quello che scriveva, che qualche scappatella se la concedesse, e Virgilio pare fosse così timido da non osare dichiararsi, ma si sussurra che avesse avuto una relazione con la moglie di Vario Rufo. Però Ovidio si sposa tre volte. Di Lucrezio le fonti antiche non ci dicono quasi nulla; un accenno di San Gerolamo lascia pensare che avesse commesso suicidio perché un filtro d’amore lo aveva condotto alla follia (ma il santo aveva interesse a dichiarare pazzo un ateo pericoloso), e di lì la tradizione medievale e umanistica han ricamato su una misteriosa Lucilia, moglie o amante che fosse, maga o donna innamorata che aveva chiesto il filtro a una maga; si diceva anche che Lucrezio il filtro se lo fosse propinato da solo, ma in ogni caso la Lucilia non ci fa una bella figura.

A meno che non avesse ragione Pomponio Leto, secondo cui Lucrezio si sarebbe ucciso perché infelicemente innamorato di tale Asterisco (sic). Andando avanti nei secoli, Dante ha continuato a fantasticare su Beatrice, ma si era sposato con Gemma Donati, anche se non ne parla mai. Tutti pensano che Cartesio fosse scapolo (essendo morto troppo presto e con una vita molto movimentata), ma in effetti aveva avuto una figlia, Francine (morta a soli 5 anni) da una domestica conosciuta in Olanda, Helena Jans van der Strom, che si era tenuta come compagna per alcuni anni, anche se riconoscendola solo come colf.

Però, contrariamente ad alcune calunnie, aveva riconosciuto la figlia – e secondo altre fonti aveva avuto anche altre avventure. Insomma, dando per celibatari gli ecclesiastici e i personaggi più o meno dichiaratamente omosessuali come Cyrano de Bergerac (mi scuso di dare una notizia così atroce ai fedeli di Rostand) o Wittgenstein, che un grande sia stato scapolo lo si sa di sicuro solo per Kant. Non si direbbe, ma persino Hegel era sposato, anzi, pare sia stato anche sciupafemmine, con un figlio naturale, e buona forchetta. Per non dire di Marx, legatissimo alla moglie Jenny von Westphalen.

Un problema rimane: quale è stata l’influenza di Gemma su Dante, di Helena su Cartesio, per non dire delle tantissime altre mogli di cui la storia tace? E se tutte le opere di Aristotele le avesse scritte in realtà Erpillide? Non lo sapremo mai. La Storia, scritta dai mariti, ha condannato le mogli all’anonimato.

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