Articolo: Se i grandi uomini sono muti la società si imbarbarisce

Fino a non molto tempo fa la gente aveva rispetto per l’alta cultura, per il grande filosofo, il grande scienziato. Francesco Alberoni, Corriere dela Sera.it, novembre 2010


Sono stanco di veder additare a modello miliardari che ostentano la loro ricchezza, imbroglioni che vivono sul pettegolezzo, ignoranti che la gente prende come modelli di sapere e di saggezza, politici che gridano, e non fanno una analisi politico-sociale rigorosa. E di non sentire mai parlare e in modo approfondito i grandi studiosi, i grandi intellettuali.

Fino a non molto tempo fa la gente aveva rispetto per l’alta cultura, per il grande filosofo, il grande scienziato, il grande studioso. Ancora negli anni Settanta un qualsiasi laureato leggeva e citava filosofi come Kant ed Hegel, sociologi come Max Weber e Pareto, psicologi come Freud e Jung.

Quasi tutti i politici della Prima repubblica erano persone molto colte, spesso professori universitari. E c’erano imprenditori come Olivetti o Pietro Barilla che si circondavano di uomini di cultura, di grandi artisti e creavano grandi imprese.

Nei giornali, alla radio, alla televisione apparivano i principali personaggi della cultura. Lo faceva anche Costanzo a «Grand’Italia». Oggi non è più così.

C’è un circolo mediatico formato da persone che si invitano fra di loro, si elogiano e fanno loro commemorazioni.

Pensiamo al lutto per Pietro Taricone. Ma chi ha commemorato alla televisione grandi figure come Alessandro Bausani, Norberto Bobbio, Lucio Colletti, Franco Modigliani, Mario Luzi, Sergio Cotta, Elémire Zolla, Pietro Cascella, Giò Pomodoro?

In Italia c’è una grande creatività e una immensa offerta di libri, film, spettacoli. Ma manca un principio d’ordine, di gerarchia, un criterio di giudizio. Le scelte sono superficiali, affidate a un marketing grossolano e talvolta a voti comperati.

L’élite del sapere ha rinunciato a educare il pubblico a riflettere e scegliere. La cultura, la scienza, lo studio dell’animo umano hanno bisogno di pacatezza, di approfondimento, di riconoscere quando si è sbagliato, di virtù come il rispetto e l’umiltà.

Ma oggi non siamo più abituati al ragionamento e all’argomentazione rigorosa, vogliamo la chiacchiera e la battuta facile. Abbiamo avvilito l’alta cultura, la grande ricerca, la vera imprenditorialità.

Sono convinto che, se la società va male, è anche per questa perdita di spessore, di serietà intellettuale e morale, per questo incialtronimento. Mi sembra giunta l’ora che le élite culturali di destra o di sinistra si sveglino, riprendano il loro ruolo, il loro compito educativo e pongano un freno al degrado.

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